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Statistiche meteorologiche 2019 : FEBBRAIO

La stagione invernale 2019, caratterizzata da temperature minime generalmente sotto zero, ma medie abbastanza miti, stava penalizzando le regioni settentrionali con un regime di siccità preoccupante e poca neve sulle Alpi (almeno per i versanti meridionali).

cartina cromatica che mostra il vortice depressionario atlantico presente sulle Isole Britanniche che si allunga verso il Mediterraneo occidentale

Dopo le molteplici depressioni polari che avevano attraversato la Penisola, da Nord a Sud, interessando il centro-sud con nevicate abbondanti anche a bassa quota, l’ultima di Gennaio, posizionata ad ovest delle Isole Britanniche, attraversava la Francia ed entrava nel bacino occidentale del Mediterraneo, attivando correnti umide da SW verso la barriera Alpina.

mappa delle precipitazioni sull'Italia




In tale contesto, la perturbazione ad essa associata riportava le precipitazioni sulle regioni centro-settentrionali e abbondanti nevicate sulle Alpi (fino a 1m di neve fresca). Per via del cuscinetto freddo che da giorni stazionava sulla Pianura Padana, nella giornata del 1° Febbraio le nevicate scendevano fino a quota collinare (4,5cm registrati presso la nostra stazione), per poi convertirsi in pioggia durante la notte.



Spaziando lo sguardo verso est e verso ovest, sul Pianeta si registravano due fenomeni estremi (che in molti collegavano alle variazioni climatiche in atto): ondata di gelo nel MidWest degli Stati Uniti con temperature polari (fino a -40°C) contro un’estate torrida da record in Australia (46,2°C ad Adelaide e 41°C per 14 giorni consecutivi ad Alice Springs, nel Northem Territory del Paese).

Nei giorni seguenti si esauriva la fase fredda e nevosa, il minimo depressionario traghettava verso il mar Ionio e un promontorio anticiclonico dall’Atlantico raggiungeva le regioni settentrionali, favorendo generali condizioni di tempo stabile con temperature di qualche grado sopra le medie del periodo.

mappa cromatica Europea che mostra l'espansione verso nord dell'anticiclone nord-africano

Tale situazione persisteva fino al termine della prima settimana, ma tra la serata di domenica 10 e la giornata di lunedì, una veloce perturbazione Atlantica apportava un moderato peggioramento con nevicate sulle Alpi (fino a 1200 m) e qualche rovescio sulle zone di pianura centro orientali, seguite da venti di favonio al Nord e peggioramento al centro-sud con rovesci e locali temporali. Le temperature registravano diminuzioni sensibili al centro-sud e impennate oltre la media al nord.


Chi si aspettava un febbraio freddo e nevoso iniziava a ricredersi. Infatti, seguiva una rimonta anticiclonica di matrice sub-tropicale su gran parte della Penisola ed Europa centro-occidentale che metteva in crisi la stagione invernale. La fase “dal sapore primaverile” si protraeva per tutta la seconda settimana del mese con giornate serene, soleggiate e temperature decisamente miti per la stagione (fino a 19°C) al Nord, mentre le estreme regioni meridionali risentivano di correnti fredde orientali che mantenevano i valori sotto la media del periodo.

A seguito di un ulteriore rinforzo del campo anticiclonico (un vero e proprio muro anticiclonico che impediva qualsiasi tentativo sia da ovest che da est di riportare l’inverno alle nostre latitudini), l’inizio della terza settimana era un copione di quella appena conclusa, con condizioni di bel tempo sulle regioni settentrionali e temperature miti, oltre le medie del periodo. Il rovescio della medaglia era rappresentato dall’intensificarsi delle nebbie in Pianura Padana e dall’aumento delle sostanze inquinanti nei centri urbani.

mappa cromatica Europea che mostra l'espansione verso nord dell'anticiclone nord-africano

L’impianto scenico restava immutato fino alla giornata di giovedì. Infatti, a partire da venerdì 22 si registrava una discesa di aria fredda dalla Penisola Balcanica verso le regioni meridionali della fascia Adriatica, con un deciso calo delle temperature e fenomeni nevosi fino a quota collinare, venti sostenuti e mareggiate lungo le coste (la cronaca registrava decine di alberi abbattuti - oltre un centinaio di pini secolari solo a Roma - e, purtroppo, anche vittime civili). Dopo gli intensi venti di Foehn che avevano fatto schizzare la temperatura massima fino a 24°C (venerdì 22), nella giornata di sabato le regioni settentrionali erano attraversate da una nuvolosità bassa e stratiforme, mentre la temperatura scendeva a 6°C. “Il classico di colpo di coda invernale – scriveva il meteorologo – di una stagione a dir poco fallimentare”.

mappa cromatica Europea che mostra l'espansione verso nord dell'anticiclone nord-africano

La fase fredda si esauriva nel giro di 48 ore. Infatti, il campo anticiclonico di matrice sub-tropicale presente sull’Europa occidentale riconquistava la Penisola e assicurava tempo stabile e soleggiato con temperature miti per la stagione, fino a fine mese.











Osservazioni e misure
NUVOLOSITÀ INSOLAZIONE in % PIOGGIA in mm/mq NEVE
gg. sereni gg. variabili gg. coperti media mese media dal 1991 diff. mm mese media dal 1984 media 1959-1983 cm mese media dal 1980 gg. con neve
19 5 4 59,4 42,8 +16,6% 33,2 74,6 89,0 4,5 3,3 1
FEBBRAIO '19 : Incremento/deficit pluviometrico dal 01.12.2018 al 28.02.2019 = -182,2 mm/mq
TEMPERATURA in °C
media mese media dal 1987 diff. media 1959-1986 max mese g.no max storica anno min mese g.no min. storica anno
5,47 4,49 +0,98 3,50 24,0 22
23,2 2012 -5,2 6 -13,8 2012

Con Febbraio si chiude la stagione invernale 2019 che, sulla scia degli ultimi anni, soprattutto per le regioni settentrionali, ha mancato le sue peculiari caratteristiche di stagione dominata dal generale inverno.

Dicembre, ha registrato una fase invernale con irruzione di aria artica dal nord Europa verso il bacino del Mediterraneo, intorno a metà mese. Le successive e persistenti correnti di aria fredda dai Balcani hanno penalizzato il centro-sud con abbondanti nevicate lungo la fascia Adriatica. Altrove, solo un calo delle temperature che il giorno 20 hanno prodotto una spolverata bianca anche in pianura. La fase fredda si esauriva velocemente e la gionata di Natale risultava insolitamente mite.

Gennaio iniziava con un Capodanno mite e soleggiato. Le settimane successive erano caratterizzate da diverse irruzioni di aria artica che spazzavano le regioni settentrionali con raffiche di Foehn, accentuazione del clima secco e incendi lungo le Prealpi Varesine e Comasche, mentre le correnti da maestrale,lungo la fascia Adriatica,producevano intensi fenomeni precipitativi, nevosi fino a bassa quota sulle regioni centro-meridionali. I giorni della merla risultavano rigidi e le due brevi nevicate dell'ultima settimana facevano ben sperare per la seconda parte della stagione.

Infatti, i quasi 5 centimetri di coltre bianca di inizio Febbraio, auspicavano un riscatto del generale inverno, ma nei giorni seguenti, tornava a dominare sul bacino del Mediterraneo e parte dell'Europa, l'anticiclone sub-tropicale, assicurando stabilità atmosferica, clima insolitamente mite e totale assenza di precipitazioni. A fine mese si misuravano pochi centimetri di pioggia, ma i boccioli di camelia esplodevano in fiore.

A conclusione di una stagione insolitamente mite e secca, la temperatura media stagionale è risultata di 0,62°C superiore a quella pluriennale, mentre le precipitazioni hanno registrato un deficit del 77% rispetto alle medie del periodo. I due fenomeni nevosi al piano di Gennaio, quello di Dicembre e quello di Febbraio hanno depositato complessivamente 7,5 cm di neve.