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Statistiche meteorologiche 2018 : FEBBRAIO

Il primo giorno di febbraio vedeva il transito di una perturbazione atlantica che assicurava qualche significativo fenomeno sul nord-est, Emilia Romagna e Abruzzo.

Cartina barica che mostra la perturbazione in arrivo sull'Italia
Nei giorni seguenti scendeva sul bacino centrale del Mediterraneo una nucleo di aria fredda che rinvigoriva la depressione in risalita dalla Penisola Iberica. Nel suo movimento verso est, il vortice a carattere freddo interessava inizialmente il Piemonte, con modeste nevicate anche in area pianeggiante, per poi estendersi alla Lombardia, Emilia e regioni del nord est. I fenomeni di debole intensità si estendevano, successivamente, alle regioni centro-meridionali con nevicate lungo la dorsale Appenninica oltre i 1200m di quota e la depressione abbandonava la Penisola solo nel fine settimana, dopo aver imbiancato con diversi centimetri di neve anche l’Etna.

Dopo un weekend all’insegna del sole, nelle prime ore della seconda settimana settimana, una veloce perturbazione atlantica, in discesa da nord-ovest, varcava la catena alpina. Le regioni nord-occidentali registravano solo nuvolosità stratificata, seguita da raffiche di Foehn, mentre le precipitazioni interessavano il nord-est, l’Emilia Romagna e la fascia adriatica con nevicate sull’Appennino fino a 600m di quota.


In questo mese di Febbraio, l’alta pressione delle Azzorre appare completamente assente dall’Europa. E’ da fine Gennaio che si è spostata verso l’Atlantico, inserendo l’Europa e l’Italia in una circolazione fredda e spesso instabile con basse pressioni in discesa dal nord Europa verso il bacino del Mediterraneo.” – scriveva il meteorologo.

Nei giorni seguenti si espandeva verso est l’anticiclone delle Azzorre che assicurava stabilità atmosferica per il resto della settimana e il buon soleggiamento incrementava le temperature i cui valori superavano le medie del periodo. Da più parti si pensava:  “Inverno al capolinea!

Nel 3° weekend, un moderato peggioramento interessava le regioni centro-settentrionali, ma con tante nuvole e poca pioggia. I fenomeni risultavano più intensi sulle regioni centrali, mentre quelle meridionali restavano al margine.

Cartina cromatica che mostra l'aria fredda in discesa dall'Europa settentrionale verso il bacino occidentale del Meditarraneo.


A dispetto di quanti avevano riposto cappotti e sciarpe, il “generale inverno” tornava in gran forma sul finire del mese. Infatti, l’insolito riscaldamento della stratosfera polare (strat-warming) frantumava il Vortice Polare e nel corso della settimana giungeva sull’Italia un primo nucleo di aria fredda orientale. Il bacino centrale del Mediterraneo diventava sede di una circolazione depressionaria che stazionava in loco per diversi giorni producendo fenomeni piovosi e nevosi fino a bassa quota, localmente intensi, su Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche e al centro-sud della Penisola.




Cartina cromatica che mostra l'irruzione verso ovest dell'aria gelida Siberiana (il Burian)

A partire da domenica 25 febbraio, l’alta pressione spingeva i suoi massimi sulla Scandinavia aprendo le porte alle gelide correnti Siberiane che entravano dalle porta della Bora tramite i venti di Burian.  Il crollo delle temperature (da -8°C a -14°C), portava neve e ghiaccio su Polonia, Austria, Svizzera, Germania, Francia e gran parte delle regioni Italiane. Una coltre bianca di alcuni centimetri ricopriva anche la Capitale e la città Partenopea (dove non si vedevano fiocchi bianchi dal 1956).









Osservazioni e misure
NUVOLOSITÀ INSOLAZIONE in % PIOGGIA in mm/mq NEVE
gg. sereni gg. variabili gg. coperti media mese media dal 1991 diff. mm mese media dal 1984 media 1959-1983 cm mese media dal 1980 gg. con neve
5 11 12 33,8 43,7 -9,9% 21,6 76,2 89,0 1,0 3,5 2
FEBBRAIO '18 : Incremento/deficit pluviometrico dal 01.12.2017 al 28.02.2018 = -25,4 mm/mq
TEMPERATURA in °C
media mese media dal 1987 diff. media 1959-1986 max mese g.no max storica anno min mese g.no min. storica anno
3,59 4,58 -0,99 3,50 14,0 3 23,2 2012 -9,0 28 -13,8 2012

Con febbraio si chiude la stagione invernale 2018 che era iniziata in sordina a dicembre'17, ha manifestato connotati autunnali in gennaio e parte di febbraio ed ha fatto sentire tutta la sua rigidità proprio sul finire di febbraio.

Agli inizi di dicembre, le prime irruzioni di aria fredda dal nord Europa, a seguito della migrazione verso le coste canadesi dell'anticiclone delle Azzorre, avevano fatto pensare ad un buon inizio della stagione invernale. Ipotesi confermata dai 6 cm di neve al piano del giorno 11. Ma, col passare dei giorni, la situazione mutava rapidamente. Infatti, le irruzioni fredde di origine nord-atlantica, erano seguite da promontori anticiclonici Azzorriani in estensione verso l'Europa centrale, che portavano a significativi rialzi termici e scarse precipitazioni.

Gennaio è stato caratterizzato da clima insolitamente mite per la stagione. Infatti, l'assenza di correnti fredde da est e l'ingerenza dell'alta pressione hanno fatto lievitare le temeprature per gran parte del mese (media superiore di quasi 2,5°C rispetto al valore pluriennale), compresi i classici "giorni della merla" (da sempre ritenuti i più freddi dell'anno). Solo la fascia alpina ha beneficiato di copiose nevicate su versanti esteri interessati da periodiche irruzioni fredde dal nord atlantico.

Febbraio manifestava connotati simili al mese di dicembre. Irruzioni di aria fredda nord atlantica si alternavano a promontori anticiclonici che portavano a continue variazioni delle temperature ed assenza di precipitazioni.

Il "generale inverno" dato ormai per spacciato in ambito Europeo, si è imposto con forza sul finire di febbraio. Infatti, a seguito di un insolito riscaldamento della stratosfera, il Vortice Polare ha rallentato la sua corsa e una massa di aria gelida Siberiana (il Burian), ha raggiunto l'Europa centrale, la nostra Penisola e il bacino occidentale del Mediterraneo, facendo crollare di 10/15°C le temperature e portando la neve anche sulla costa Tirrenica, conpresa la Capitale e la città Partenopea.
Sulla Pianura Padana si è formato il cuscinetto freddo, ideale per le precipitazioni nevose. Infatti, con la riattivazione della circolazione da ovest, sud-ovest, nei primi giorni di marzo diverse nevicate hanno interessato le regioni centro-settentrionali, mettendo a dura prova la circolazione stradale e bruciando raccolti e gemme, per la formazione di ghiaccio.

A conclusione di una stagione col botto finale, ma insolitamente mite e secca, la temperatura media stagionale è risultata di 0,23°C superiore a quella pluriennale, mentre le precipitazioni hanno registrato un deficit del 11% rispetto alle medie del periodo. I due fenomeni nevosi al piano di dicembre e quelli di febbraio hanno depositato complessivamente 7,5 cm di neve.