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Statistiche meteorologiche 2017 : SETTEMBRE


Dopo un’estate rovente (sette ondate di calore di matrice sub-tropicale), nei primi giorni di settembre si registrava il cambiamento che avrebbe riportato le temperature nei valori medi stagionali e, soprattutto, avrebbe assicurato all’Italia, a secco da diversi mesi, le prime piogge autunnali.

Cartina cromatico-isobarica che mostra l'irruzione di aria fredda dal nord Europa verso l'Italia
Infatti, già dal giorno 2 una prima depressione atlantica demoliva il muro anticiclonico che da tre mesi imprigionava l’Italia in una morsa di calore intenso. Scendendo di latitudine, nel suo movimento verso est sud-est, la perturbazione ad essa associata attraversava la Penisola con temporali, localmente intensi (talvolta accompagnati da violente raffiche di vento e grandinate), mentre l’aria fresca al seguito favoriva un crollo termico di quasi 10°C rispetto ai valori di agosto (la neve ricompariva a 2300 metri di quota al Passo Gardena e allo Stelvio).
Nel corso del weekend i fenomeni raggiungevano il centro-sud rivelandosi alluvionali in alcune aree dell’Abruzzo e della Campania.

L’attesa svolta non risolveva l’emergenza idrica (è ormai noto che le piogge torrenziali su un terreno secco, scorrono in superficie), ma mitigava l’arsura. Infatti, sarebbero occorso un lungo periodo di precipitazioni per tornare alla normalità.

Passata la perturbazione si registrava il ritorno dell’alta pressione, ma quella delle Azzorre, che assicurava temperature gradevoli (valori al di sotto dei 30°C) e cielo per lo più sereno con innocui passaggi nuvolosi.

Foto satellitare che mostra la perturbazione atlantica che metteva fine al dominio anticiclonico estivo.
Le insistenti correnti fresche settentrionali favorivano locali fenomeni di instabilità lungo le zone montuose che si accentuavano nel corso della settimana, mentre nel secondo weekend (9-10 settembre), l’instabilità si accentuava per l’arrivo di una seconda e più profonda depressione atlantica che portava un marcato peggioramento meteo. Infatti, favorita dalla spinta meridiana dell’alta pressione delle Azzorre, la depressione d’Islanda scendeva di latitudine ed entrava nel bacino del Mediterraneo ed il flusso perturbato ad essa associato formava un ciclone di 1000/1005 hPa sul mar Tirreno.  I fenomeni  temporaleschi si rivelavano di particolare intensità con intense raffiche di vento, trombe d’aria e marine, nonché locali grandinate. La pioggia scendeva abbondantemente su gran parte della Penisola e diventava alluvionale lungo la fascia tirrenica.

L’intensa perturbazione manifestava tutta la sua energia nell’area di Livorno e la città ne pagava le conseguenze. Infatti, un violento nubifragio colpiva la zona sud dove esondava un torrente, normalmente a secco, che con la sua massa di acqua e fango invadeva alcune abitazioni, causando ben sette vittime civili.  (Ecco come documentavano la scena le cronache giornalistiche):

L'immagine mostra le conseguenze del nubifragio di Livorno L'immagine mostra le conseguenze del nubifragio di Livorno L'immagine mostra le conseguenze del nubifragio di Livorno
   











Nel suo movimento verso sud-est, venivano interessate anche le regioni meridionali e la Sicilia. Le temperature registravano diminuzioni significative, soprattutto sulle regioni settentrionali.

Per via dell’alternarsi di periodi stabili e relativamente caldi e altri che anticipano la stagione autunnale, settembre si confermava “ il classico mese di transizione tra la stagione Estiva e quella Invernale”.


Foto satellitare del ciclone Irma
Intanto, al di là dell’Atlantico, i Caraibi e la penisola della Florida facevano i conti con l’uragano Irma che con raffiche di vento di 300 km/h e intense precipitazioni, seminava distruzione e morte, tale da essere battezzato col nome di  “Irmageddon”.


A cavallo del terzo weekend una nuova saccatura atlantica entrava nel bacino del Mediterraneo occidentale e la perturbazione ad essa associata richiamava correnti umide da sud-ovest contro la barriera alpina. Il clima risultava di inizio autunno e precipitazioni, anche temporalesche, si alternavano a schiarite. I fenomeni di maggiore intensità interessavano il Triveneto, l’Emilia Romagna, la Toscana e il Lazio, mentre il nord registrava il primo significativo calo delle temperature (valore medio di circa 3,5°C inferiore a quello del periodo).

Cartina cromatica-isobarica che mostra la depressione in formazione sul mar Tirrano
La fase instabile proseguiva nella settimana successiva con scarsi fenomeni a nord-ovest (interessato da venti di foehn), ma molto intensi sul Triveneto e regioni centrali (in particolare Toscana, Lazio, Umbria e Marche), alimentati da correnti fresche atlantiche, per via della migrazione verso nord dell’anticiclone delle Azzorre.

Il ciclone traghettava lentamente verso sud-est portandosi sulla Grecia, ma interessava con fenomeni localmente significativi anche le regioni meridionali, mentre al nord ritornava un braccio dell’anticiclone delle Azzorre.

Col passare dei giorni, e fino a fine mese, la stabilità atmosferica si estendeva a tutta la Penisola che tornava a godere di aria insolitamente mite, mentre alcune perturbazioni in transito sull’Europa centrale influenzavano marginalmente l’arco Alpino.





Osservazioni e misure
NUVOLOSITÀ INSOLAZIONE in % PIOGGIA in mm/mq Temporali
gg. sereni gg. variabili gg. coperti media mese media dal 1991 diff. mm mese media dal 1984 media 1959- 1983 n. eventi mese media dal 1980 diff.
11 12 7 47,4 46,4 +1,0 % 76,2 153,0 158,1 2 3,3 -1,3
SETTEMBRE '17 : Incremento/deficit pluviometrico dal 01.12.2016 al 30.09.2017 = -398,7 mm/mq
TEMPERATURA in °C
media mese media dal 1987 diff. media 1959- 1986 max mese g.no max storica anno min mese g.no min. storica anno
17,68 18,51 -0,83 17,03 30,0 7 33,0 2006 5,8 20 2,5 1995


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